Correre

 

L’aurora rischiarava le sagome dei palazzi della città. Iniziava ad albeggiare e una luce brillante rendeva tutto più definito, netto. La notte stava ritirando veloce il suo buio, come se il sole prepotente volesse scacciar via le tenebre. Elena socchiuse gli occhi e respirò a fondo l’aria ancora frizzante della notte.

– E’ ora di muoversi – disse.

Svegliarsi all’alba era per Leila un privilegio. Le piaceva ammirare l’esuberante avanzare del giorno e il quieto ritirarsi della notte. Un passaggio di consegne, accompagnato dallo spettacolo del cielo cangiante. Un gioco di luci, forme e colori. Blu cobalto, violetto, porpora, arancio, azzurro, rosa… una tavolozza impressionante!

L’aria frizzante e pulita della giornata l’avvolse rigenerandola. Si riscosse all’improvviso. Per nulla al mondo avrebbe rinunciato alla sua corsetta mattutina. Raccolse i lunghi capelli in una coda, allacciò le scarpe, tirò su la zip della felpa e si avviò.

Aveva la musica giusta in cuffia, il giusto guizzo nei muscoli allenati.

Morning has broken, like the first morning

Blackbird has spoken, like the first bird…”

La voce carezzevole di Cat Stevens l’accompagnò, sciogliendo i nodi dell’anima. Corse dimenticando gli affanni della vita, i problemi, le seccature. Sentiva la vita scorrerle nelle vene, gorgogliare allegra e spensierata. La invase una sensazione di leggerezza, di euforia quasi.

Praise for the singing, praise for the morning

Praise for the springing fresh from the world…”

Aveva bisogno di quella parentesi di serenità. Anzi, ne aveva il pieno diritto. Da lì a poco sarebbe stata fagocitata dal lavoro, ma ora, quel momento era suo e solo suo.

Non si avvide dell’uomo che la seguiva se non quando la raggiunse. Non lo aveva mai incrociato nelle sue corse mattutine. Sorrise. Un sorriso di circostanza e l’accenno di un saluto, prima di accelerare il passo. Non le era sfuggito lo sguardo e il sorriso lascivo dell’uomo.

– Un perfetto sconosciuto in un posto isolato – realizzò scioccata.

Gli amici le chiedevano spesso se non avesse paura a girare da sola nel bosco a quell’ora.

– Non c’è luogo in cui io mi senta meglio. Ritrovo me stessa…e poi è assolutamente tranquillo – li aveva rassicurati.

Ora però era in allerta, pronta a scattare alla prima avance. Aumentò l’andatura, cogliendolo di sorpresa. Per un po’ pensò di poterlo distanziare, sfruttando questo vantaggio, ma fu subito chiaro che non sarebbe riuscita a seminarlo. Alla fine, riuscì ad affiancarla. Leila scartò verso destra, inoltrandosi lungo un sentiero di terra battuta. La stradina era poco più di una striscia polverosa. Nei periodi di secca la terra aveva mille crepe e quando pioveva diventa un acquitrino fangoso. Una strada senza mezze misure. Vischiosa in inverno, dura in estate.

Il respiro affannoso del suo inseguitore la spronò a tenere duro. Si inerpicò su per un ripido pendio, le tempie pulsanti, il respiro corto. Si riempì di graffi. Sulle gambe e sulle braccia laddove i rovi erano più alti e fitti. All’improvviso la discesa. Si fermò un attimo, esitante sul ciglio. Fissò la strada sottostante che faceva capolino tra il fogliame. Nera, lucida di asfalto, aggrappata alla collina come un’amante disperata al suo amore perduto. Riprese la corsa, cercando con lo sguardo il passaggio meno irto. Avanzava con più cautela ora, attenta a dove posava i piedi. Una pietra rotolò giù trascinandosi dietro una cascata di terra polverosa. Tossì e sputò, lacrimando copiosamente. Si sentì sconfitta guardando comparire, tra gli arbusti, la macchia colorata della camicia del suo inseguitore .

– Non ce la farò mai – pensò sconsolata.

Avrebbe voluto fermarsi, accasciarsi a terra e restare in attesa, indugiando fino a far placare il rombo nella sua testa. Ma non l’avrebbe fatto. Doveva pensare in fretta.

Si concesse un attimo di tregua, pochi secondi per ritrovare un po’ di lucidità. Guardò verso il basso e non vide nessuno. Sorpresa, guardò di nuovo, scrutando con gli occhi socchiusi, tra i cespugli e gli arbusti più fitti. Nessuno in vista!

– Che abbia desistito? – si interrogò dubbiosa.

Con i sensi tesi studiò il terreno circostante. Del tipo che la seguiva nessuna traccia. Stava per rilassarsi quando sentì un fruscio alle sue spalle. Si irrigidì, il cuore in gola, le gambe molli, pronta a scattare. Un frullare di ali. Tra le folte chiome di un faggio una cinciallegra si alzò in volo. Ne riconobbe il piumaggio verdastro, la gola nera, le guance bianche. In un altro momento l’avrebbe seguita con lo sguardo fino a che non fosse scomparsa all’orizzonte, ma ora sapeva di non potersi permettere questo piacere. Scostò con la mano una ciocca di capelli impastata di sudore e polvere.

Era disorientata. Non sapeva proprio cosa pensare. Le sembrava improbabile che l’uomo si fosse arreso. Avanzò di qualche passo, muovendosi con circospezione. Nessuno. Aspettò ancora qualche minuto prima di avventurarsi oltre. Via libera!

Fu proprio mentre stava tirando un sospiro di sollievo che sentì l’odore dell’uomo dietro di lei. Si voltò di scatto, ma non fu abbastanza veloce per sfuggire alla morsa del suo aggressore. Le bloccò i polsi con violenza, un ghigno crudele sul viso. Leila urlò divincolandosi.

– Urla piccola – le alitò l’uomo sul collo – più urli, più mi eccito. Non lo senti quanto ti voglio?

La strinse a sé. Leila sentì con sgomento il rigonfiamento duro premere contro il sedere. Il peso dell’uomo sulla schiena divenne insopportabile.

– Ora – urlò dentro di sé – Ora!

Scalciò all’indietro, mirando al ginocchio. Un bel calcio poderoso, con tutta la forza e la disperazione che aveva in corpo. L’uomo lasciò la presa, ululando per il dolore. Leila si girò e con una mossa fulminea e gli diede una gomitata sul viso.

– Brutta troia – urlò l’uomo portandosi le mani al naso.

Un fiotto di sangue gli inondò la faccia. Bestemmiò. Prima che potesse riprendersi, Leila gli piazzò un calcio nei testicoli con una violenza tale da tramortirlo.

E poi scappò!

Un coro di urla, fischi e applausi accompagnò la fine del filmato. Le luci si riaccesero nell’auditorium gremito di ragazze. Leila prese il microfono. Con voce calma e misurata cominciò il suo intervento.

– Salve, sono Leila. Sarò la vostra coach nel prossimo corso di difesa personale. Il primo consiglio… fuggite a gambe levate. Secondo consiglio… se non potete fuggire, picchiate duro!

 

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