Le rette parallele.

 

Da piccola mi piaceva la matematica: mi sentivo forte sulle operazioni e vincevo sempre la gara delle tabelline che facevamo in classe. I numeri mi davano sicurezza. Ero una bambina quadrata, rigorosa e volevo che tutto fosse perfetto. Poi, non so cosa sia successo…Ho cominciato a lavorare troppo con la fantasia e i numeri mi stavano stretti come un vestito che non ti entra più; ci provi, ma non entra. Avevo sempre meno confidenza con le operazioni e quella rigidità, che tanto avevo amato, non riuscivo più a capirla. Ho cominciato a leggere sempre con più passione, a scrivere, a pensare…anche troppo. Forse è proprio questo il problema…quando siamo piccoli i pensieri sono semplici, le connessioni di idee sono scontate. 2+2=4. Un quadrato è un quadrato. Due rette parallele non si incontrano mai. E non si incontreranno mai. Crescendo, cominciamo a chiederci il motivo, a farci troppe domande, troppe illusioni…Perché due parallele non si devono mai incontrare? Chi l’ha detto che, durante la loro esistenza, una non decida di cambiare rotta, di avvicinarsi all’altra? Ci illudiamo che le cose possano cambiare, ma non è così (o almeno non quando non dipende da noi): una retta rimarrà sempre una retta. E due rette non si incontrano. Semplice. E’ un po’ come quando, durante l’adolescenza (un’adolescenza che spesso dura più del previsto!), noi donne fantastichiamo sugli uomini. Su quel bel tenebroso che tanto ci piace ma che ci tratta come un oggetto. Su quel bel viso dolce che ci promette amore incondizionato ma che, in realtà, la promessa di un amore, quello eterno, l’ha già fatta ad un’altra donna sull’altare. “E chi lo dice che non si possa cambiare idea nella vita?” “La lascia, me lo ha giurato” “Lui ama me”. No, care mie, così come due rette parallele non si incontreranno mai, un uomo sposato non lascerà mai la sua cara mogliettina per voi. Una retta è una retta. E uno stronzo è uno stronzo. Semplice.

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