L’incontro (da “Tu, nel mio destino”)

 

Thomas aveva conosciuto Riccardo a una delle feste che Alfonso abitualmente organizzava, il professore universitario non era solito partecipare a quelle occasioni, quella sera però decise di prendersi del tempo libero per distrarsi un po’.

La tavola era imbandita e l’alcool scorreva a fiumi, l’odore di sigaretta aleggiava per tutta la sala. Alfonso era un uomo molto accogliente e, durante quelle feste, permetteva ai suoi ospiti di aggirarsi per la casa in maniera indisturbata.

Thomas era certamente il più giovane nella sala e l’invidia degli invitati nei confronti del suo compagno era palese: il ragazzo, oltre a essere di una bellezza disarmante, era simpatico, intelligente e di piacevole compagnia e i presenti facevano a gara per intrattenere qualche chiacchiera con lui. Dal canto suo, il giovane adorava essere al centro dell’attenzione, fingeva una timidezza che lo rendeva irresistibile e non esitava ad arrossire per ogni complimento che riceveva.

Riccardo se ne stava in un angolo e Thomas era stranamente incuriosito da quell’uomo solitario che appariva noioso, un pesce fuor d’acqua. Il ragazzo si chiedeva quale fosse il motivo che spingeva una persona a partecipare a una festa, per poi starsene in un angolo tutto solo.

S’informò su chi fosse l’uomo misterioso, ma non si avvicinò a lui anche se non poté fare a meno di guardarlo; nonostante cercasse di dare attenzione ai suoi interlocutori, di tanto in tanto distoglieva lo sguardo per non perdere ogni suo movimento.

Riccardo indossava un elegante abito grigio scuro in lana vergine, la camicia bianca in puro cotone era abbottonata fino al colletto dal quale calava la cravatta nera di seta, ai polsini erano applicati dei delicatissimi gemelli in ottone lucido con una leggera incisione al centro, il capello brizzolato e la barbetta incolta gli davano un’aria da intellettuale, tuttavia il dettaglio più significativo era l’azzurro cielo dei suoi occhi.

La festa proseguiva e Riccardo sembrava non divertirsi per niente; a un tratto, il suo sguardo si incrociò con quello di Thomas e l’impatto fu fatale. Gli occhi di entrambi rimasero incollati l’un l’altro, quasi legati da un filo sottile e trasparente: di colpo la sala sembrò vuota, solo loro due a qualche metro di distanza. Riccardo lo fissava in un modo che nessuno aveva mai osato prima d’ora, quello sguardo sempre più intenso affondava nella mente del giovane ragazzo. Thomas si sentì svegliare dal sonno profondo che lo aveva condotto a quella vita, il suo sogno d’amore era sbocciato nuovamente nella sua graziosa testolina, quello al quale aveva ormai rinunciato non era impossibile… anche se la realtà delle cose interruppe quello straordinario incantesimo, quell’impulsiva evasione era sbagliata. Tutto era sbagliato! Una meravigliosa follia, terribilmente pericolosa in quanto lui era legato a un altro uomo e non poteva cedere a effimere tentazioni.

Thomas capì che doveva lasciare quella stanza o tutti si sarebbero accorti del suo imbarazzo, con una scusa si allontanò e corse fuori nel giardino e cominciò a respirare profondamente nel tentativo di calmare quell’ansia che lo aveva pervaso. Riccardo lo aveva seguito e ora gli teneva la mano: non fu necessaria alcuna parola poiché tutto era chiaro per loro.

Dietro la siepe, le mani di Thomas aprivano nervosamente la camicia di Riccardo, mentre quest’ultimo con forza faceva scivolare le sue labbra sul collo del ragazzo, lentamente i vestiti caddero sull’erba bagnata e i due corpi si legarono saldamente l’un l’altro in una danza sublime e cocente. Le membra bruciavano e il lento respiro dava un suono ritmico a quell’emozione, i capelli si sfregavano sulla pelle sudata mentre le mani salde al terreno assestavano il movimento univoco di quel corpo solo.

Nessuno si accorse dell’assenza dei due uomini dalla festa, neppure Alfonso: erano tutti troppo brilli e intenti a giocare a poker per rendersi conto di ciò che stava accadendo a pochi metri da loro.

Non fu un incontro occasionale, il linguaggio del loro corpo aveva dato voce a ciò che provavano l’uno per l’altro, tutto andava ben oltre la semplice attrazione fisica o l’infatuazione di una sera e i due sarebbero diventati ben presto amanti.

 

Quella notte per Thomas fu difficile prendere sonno perché mille pensieri avvolgevano la sua mente, tutto ciò a cui aveva rinunciato gli si era presentato davanti. Eppure, pensò che vivere quel sentimento fosse pura follia, una folle distruzione di tutto ciò che aveva costruito… ma se la follia rappresentasse la misura dell’amore?! Non riusciva a darsi una risposta a quelle domande e, allo stesso tempo, non riusciva a impedirsi di vedere, toccare e respirare Riccardo, tutto sembrava così folle al punto da apparire tremendamente lucido.

In ogni loro incontro progettavano la loro fuga d’amore pianificandola nei minimi dettagli, poi, dopo averla assaporata con gusto, si convincevano del fatto che avrebbero dovuto troncare quel rapporto: non potevano affrontare lo scandalo che il loro amore comportava ma, non appena si trovavano l’uno lontano dall’altro, il desiderio di vedersi ancora li rapiva profondamente.

Se l’amore aveva un volto era quello di Riccardo, se l’amore aveva una voce era la sua, se l’amore aveva un respiro l’unica aria capace di tenerlo in vita era quella del suo amante.

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