La felicità è facile di Massimiliano Nuzzolo

 

Con un titolo rassicurante Massimiliano Nuzzolo sembra volerci proporre la ricetta perfetta della felicità, in realtà ci mostra la vita così com’è, senza filtri e senza compromessi. La felicità è facile (Italic Pequod, 2014, pp. 120, euro 14) racchiude diciannove racconti, brevi e brevissimi, dai quali traspare la solitudine dei protagonisti e soprattutto quel male di vivere che ha caratterizzato l’esistenza di molti scrittori del Novecento italiano ma che, nel tempo, si è trasformato nel “vero male del secolo: il bigottismo” (p. 30). Gio, Frank, Ovidio, Francesca, Valentina, Marika, Mario, Eva sono soltanto alcuni dei personaggi alle prese con quel senso inafferrabile della vita da cui sembra difficile fuggire, come tanti canarini in gabbia, “Noi non vogliamo diventare grandi mai, ripetere gli errori, inseguire gli stessi effimeri ideali, riprodurci e mettere al mondo delicate creature con la prospettiva di ricadere ben presto nella corruzione del mondo” (p. 30).
Nonostante la paura della sconfitta condizioni il loro agire, è percepibile la convinzione, quasi latente, che “Nella vita come nell’arte occorre imparare prima di tutto, poi l’esperienza ti garantirà di stare in piedi in maniera stabile e di muovere sicuro i primi passi” (p. 37). Storie singole che sembrano intrecciarsi tra loro, in quanto sono accomunate da sensazioni oniriche che diventano spesso catastrofici epiloghi. Nel modificarsi e svanire di una realtà indecifrata e incupita trovano spazio alcuni binomi ricorrenti e caratterizzanti, come se fossero parole chiavi, precipizio/caduta, morte/cimitero, specchio/riflesso, amore/sesso, televisione/E.T., volo/sogno, e soprattutto una malinconia di fondo che scaturisce dalla consapevolezza che “Questo mondo fa proprio schifo. Il mondo peggiore possibile” (p. 27). Studenti, genitori, amanti, aspiranti scrittori e tossicodipendenti sono tutti in crisi, immersi in un’esistenza sregolata di cui avrebbero fatto volentieri a meno, perché “Non c’è mai stato alcuno spazio per noi” (p. 27).
Massimiliano Nuzzolo ha saputo dar voce a personaggi in cerca d’amore, riunendo le loro storie in queste pagine dense di ricordi, dal retrogusto classico, in cui l’umore inconsapevole delle cose si traduce sia in essenza di vita che in gioco ironico. Un gioco salvifico che fa riflettere e che aiuta a vivere la propria assurda condizione umana e cosmica anche nel vuoto del presente, perché “Irony is a way of life” (p. 64). Pirandello docet.

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