5 minuti (e poi…)

 

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Apro gli occhi, uno sguardo alla sveglia. E’ impossibile, avevo guardato l’ora solo pochi minuti fa! Sobbalzo, sono già in ritardo. I piedi giù dal letto, il pavimento gelato, un’ ultima occhiata  al cuscino che non vorrei lasciare. Corro in bagno, prendo al volo i vestiti appoggiati sulla sedia e chiudo la valigia. Perché non riesco mai a fare le cose con calma? Spengo tutte le luci e mi lascio la porta alle spalle. Giro la chiave. Una, due, tre volte. Meglio essere sicura. Ho la sensazione di aver dimenticato qualcosa. Sento una melodia. “Senti nell’aria c’è già, la nostra canzone d’amore che va…”. Si, sono una nostalgica. Il telefono. Apro la borsa, le tasche interne, la svuoto. Non c’è. Il telefono! E’ rimasto sul comodino. Giro la chiave della porta. Una, due, tre volte. Eccolo lì. Quando è in carica illumina tutta la stanza. Come ho fatto a non vederlo? Posso andare. Scendo le scale a due a due come facevo da bambina. Ero impaziente, non vedevo l’ora di uscire. Guardo l’orologio, è una corsa contro il tempo. Salgo in macchina, metto in moto, accendo la radio. Semaforo rosso. Ne approfitto per fare colazione. Apro la borsa, tiro fuori la solita merendina confezionata. C’è chi in macchina si trucca, chi telefona, chi inveisce contro gli altri automobilisti. E poi ci sono io. Che mangio. E canto. Cos’ avrò sempre da cantare poi?! E’ iniziato anche a piovere. Una, due, tre gocce d’acqua sul parabrezza. Quattro, cinque, sei. Sempre più forti. E il tergicristalli fa un rumore strano. Devo decidermi a dare una controllatina a questa macchina. Vado piano, il traffico è rallentato, sono sempre più in ritardo. Guardo l’orologio. Non ce la farò mai. Ma perché non mi alzo cinque minuti prima? A volte basterebbero solo cinque minuti. Cinque minuti per non rischiare. Cinque minuti per non avere fretta. Cinque minuti per la tranquillità. Macché. Vuoi mettere il brivido? L’ansia di non farcela, l’adrenalina a mille, l’entusiasmo e la soddisfazione di esserci proprio all’ultimo secondo.

Eccomi arrivata. Sono le 8:05. Ho ancora una piccola speranza. Corro tra la gente che mi guarda sconsolata. “Scusi, scusi, con permesso”. Controllo il binario. Non ci credo. Ce l’ho sempre fatta, com’è possibile? Partito. 5 minuti fa. Maledetti 5 minuti. E adesso? Di nuovo quella melodia. “Come un pensiero che sa di felicità”. Mi prendi in giro?? Sono disperata. Chiudo gli occhi. Li riapro. Una luce flebile entra dalla finestra. Che mal di testa. E Albano e Romina continuano a cantare. Insensibili. Guardo l’ora. Sono le 6:35. Era solo un sogno. E quella è la mia sveglia. Che bella sensazione. Ho tutto il tempo di fare le cose con calma. Questa volta non voglio rischiare. Ora mi alzo, faccio la doccia, sistemo le ultime cose…posso anche permettermi di fermarmi al bar a fare colazione stamattina. Che bello. Lo vedi come sarebbe facile? Testona. Mi alzo. Ma è prestissimo! Solo altri 5 minuti…

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