TRISTEZZA

 

Nulla come la tristezza può soffocarti in gola

mica puoi sfuggirne, ti rincorre e si mette 

tra le budella e un paio di occhi aperti al cielo, dentro 

un vuoto qualunque. Il peggio che puoi fare 

è spostarti, dargli riferimenti o peggio ancora

mangiare una cosa banale, rimane tutta là. 

Anche se, pensandoci bene, quell’orologio 

fermo sulle 11 e un cu cù, mi ricorda Mario 

vestito con le giubbe di carnevale. Quello del ’89

o l’anno successivo, non ricordo bene, sfilava 

nel girone dei fanti aveva due Cedri enormi per ombrello

erano potati con gli stivali. I Cedri, a sentirli bene

hanno tutto un odore di mare, stanno così bene 

in quella piazzetta del Convivio, che ci passo le ore 

a guardarli. Dopo, quando mi servirà, starò seduto 

sulla mia auto, destinazione il nulla, avrò un solo 

grande bisogno: riflettere. Intanto il vento 

fa quello che gli pare e tira via un po’ la voglia di soffocare. 

Che strana la vita hai mille mani pronte a tenere

manca sempre quella che vuoi tu. Infatti, dopo di oggi 

crederò all’uso delle ginocchia, come riferimento 

delle mie migliori riflessioni e chi se ne frega 

che la birra sale tra gli occhi e un certo star male.

Ma sale a dipanare il punto di un silenzio 

che sta come lenzuolo addosso a me. Ora credo 

al tardi delle sere, alle conseguenze del mattino

credo alla volontà della forbice, benché sia divisa 

da due lame differenti, vada comunque bene e tagli in due 

le folle più fetenti. Mi sta bene la tua voluta confusione

accetto volentieri un passaggio sulla fionda immacolata 

che avrà le sue ragioni a fare la puttana. Tutte le volte

che vorrò, ci dovrai essere, e starci anche con  l’unico 

tuo pezzo di testa che mi piace, con l’inutile leggerezza 

di accettare canzoni e poesie come le mie piccole inutili bugie.

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