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Recensione IL CONTE DI MONTECRISTO di A. DUMAS  BUR

 

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Si dice  “chi male fa, male aspetta”, “chi semina vento raccoglie tempesta” e in chissà quanti altri modi.  Il tutto per esprimere il concetto secondo il quale il male che commetti prima o poi ti ritorna indietro. Ma è davvero così? Secondo Dumas, si. O per lo meno questo è il messaggio che sembra trasparire dalla sua opera IL CONTE DI MONTECRISTO. Il protagonista è Edmond Dantes, un marinaio incarcerato ingiustamente che , con astuzia e meticolosità, grazie ad un incontro provvidenziale avvenuto in carcere, si vendica di tutti quelli che gli hanno rovinato la vita.  Per commentare questa opera colossale, una recensione non basta. Perciò cercherò , per quanto possibile, di sintetizzare i suoi innumerevoli significati e  le sensazioni che mi ha lasciato. La storia è raccontata dai punti di vista di quasi tutti i personaggi presenti, permettendo al lettore di conoscere la vicenda in tutti i particolari e ciò sembrerebbe dover creare confusione, nella mente di chi legge, rendendo difficile decidere da quale parte stare, ma ciò non succede, in quanto l’autore riesce , servendosi soprattutto dei dialoghi, a condurci esattamente dove vuole lui, a stare dalla parte di Edmond fino a giustificare, a ritenere giusto , ogni suo mezzuccio, perché, insieme a lui , arriviamo a pensare “se lo sono meritato”.  In certi punti del libro arriviamo a pensarlo anche nei confronti della sua ex fidanzata Mercedes, colpevole di non averlo aspettato e di essersi buttata tra le braccia di un rimpiazzo. Opinione che  però, sparisce quando, alle fine, caduta in disgrazia, accetta con rassegnazione il suo destino. Un altro spunto di riflessione lo offre il denaro, di cui l’autore sembra fare un’apologia lungo tutto il romanzo. E’, infatti,  grazie al denaro che il protagonista può mettere in atto i suoi piani ed il denaro fa girare il mondo in cui si muovono i personaggi.  Sì da diventarne tanto la salvezza quanto la rovina. Orbene , l’apparente apologia potrebbe anche essere l’atto di denuncia di una mentalità materialista e di una società corrotta. A ciascuno la sua interpretazione. Fatto sta che senza il tesoro di Faria, il protagonista non  potrebbe portare a termine i suoi piani.  Altro punto è l’animo umano. Benché l’autore non si addentri molto nella sfera psicologica dei personaggi, dalle loro azioni, che sono un po’ la loro carta di identità, possiamo farci un ‘idea di quelli che sono i movimenti della loro psiche,  i loro sentimenti, le loro emozioni. Come Dostoevskij , anche Dumas adopera molto i dialoghi, ma l’abisso in termini di profondità tra i due è evidente. Per concludere, uno sguardo allo stile, molto ampolloso e pesante, così pieno di descrizioni da rischiare di perdere il filo della storia, e di troppi capitoli vuoti in cui, praticamente, non succede nulla.

 

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