AVENIDA

 

Ho misurato per il lato lungo
del fiume la mia ingenuità, avevo
appeso sul primo ramo dell’albero
la domanda del secolo. Nulla
mi avvicinava alla tecnica dell’abbocco
ero il solo a mangiare e bere a volontà.
Anche a me sembrava strano, il caffè
doveva essere servito caldissimo
per labbra nude. Ero più ingenuo
di tutti, guidavo che era una bellezza
sapevo distinguere il bar dall’odore del caffè.
Finalmente avevo bandito lo zucchero
le notti sapevano di tabacco e il rischio
era il massimo da vivere. Mi piaceva
sapermi in pericolo, mi piaceva
essere guardingo, tu avevi la sacca
della notte. Neanche un ricciolo
deponeva altrove, il taxi sapeva
le strade che occorreva percorrere
eravamo arrivati sani e salvi. L’hotel
reggeva le figure intere, temevo
la notte del suo caldo, ancor di più
della finestra sulla avenida. Tutti
erano quadri, che dei colori avevano forza
e pensiero. Ancora pochi minuti
il giorno avrebbe inghiottito la sua notte
avevo spalancato la finestra, le tende
sovrapposte trattenevano luce e fresco.

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