Tutte le pagine di: Gianfranco Isetta

IL GIARDINO DI MONET

Scompari sul tuo viso come fossi lo specchio di quel tempo segreto… che non ti accoglie più. In quel tuo lungo sonno davanti a troppi giorni che si fanno ricordi su banchine già bianche Di te non so più nulla. Seguendo quelle tracce sull’acqua che ristagna tra le verdi ninfee di Giverny, ti cercherò gli occhi. Gianfranco Isetta 21 novembre 2017

QUANDO IL CORPO S'INNAMORA

  Accade quando il corpo s’innamora e le parole stanno ad ascoltare qualcuno che dev’essere lontano, allora tutte le cose reclamano un passaggio, una destinazione. Chiede la saponetta aiuto all’acqua Un dente fa le bizze di mattino La tazza di caffè sul comodino Un libro già sfogliato come un viaggio gustando la dolcezza di una pioggia. Immagini accostate ad un riflesso, assaporando il vetro del bicchiere prende una nuova forma […]

CI FU UN TEMPO

Poesia per il 21 marzo, giornata mondiale della poesia DI GIANFRANCO ISETTA CI FU UN TEMPO Ci fu un tempo in cui le nuvole… si aprivano al destino. Sfiorando il capo, la pioggia percorreva radente la terra stanca e bruna sciogliendo i grumi. S’alzava allora un vento leggero e poderoso e tutto rinasceva. A segnalarne il tono rumori quotidiani furono amici del silenzio ed io ripresi il mio respiro.

LA MANO SUL VIOLINO

DI GIANFRANCO ISETTA (dedicata ad Andrew Bird polistrumentista americano)   La mano sul violino sceglie le dita adatte . a scrivere il colore di un grido in voglia piena a cui non spetta alcuna nascosta verità solo grazia infinita che si possa giocare. scuotendo la testa al tocco.

LA FEDELTÀ AD UN CAPO

DI GIANFRANCO ISETTA Niente oscurava il cielo eppure gli occhi tacquero… come in un giorno triste e scivolò sui volti un’aria di menzogna L’idea d’innocenza si ritirò in disparte cercando vie d’uscita tra gli argini fangosi. Senza nessun riguardo goffi i sostenitori dell’autodedizione per il padre-padrone uccisero ogni sguardo, ogni definizione per segni di presenza di qualche traccia d’Uomo.

SCHIARITA

di Gianfranco Isetta Scendono arrancando dai rami appese e dalle foglie coalescenti gocce  e stanno per effondersi sul prato che le accoglie come amiche nel prenderle per mano. E noi si resta a guardare come uccelli al ritorno riflessi sull’asfalto sorvolando gli occhi sull’odorosa schiarita di questo tardo mattino.